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mercoledì 19 maggio 2010

L'Agire Fotografico

Questo video illustra alcuni momenti dell'agire fotografico

martedì 18 maggio 2010

Fototerapia: nomenclatura e definizione


Quale nome dare agli interventi che utilizzano la fotografia come strumento terapeutico, riabilitativo, formativo o ludico?
Tendo ad utilizzare la parola Fototerapia indiscriminatamente, nonostante sia consapevole degli equivoci che questo termine possa suscitare.
La prima ambiguità si deve al fatto che la stessa parola viene impiegata in campi molto diversi. Nella medicina, in ambito dermatologico, la Foto-(luce) terapia-(trattamento) si riferisce allo sfruttamento delle proprietà della luce per il trattamento di patologie cutanee. Nella pediatria la fototerapia è adoperata per ridurre l’ittero nei neonati. Sembra che la luce naturale e artificiale modifichino la struttura molecolare della bilirubina, rendendola solubile in acqua ed eliminandola attraverso la bile e l’urina. In età adulta la fototerapia viene utilizzata per combattere l’acne e la psoriasi.
Sempre in ambito medico, la fototerapia viene impiegata nel trattamento della depressione stagionale e della depressione bipolare. Questa terapia sfrutta la connessione che esiste tra la retina e il nucleo soprachiasmatico, dove è situato l’orologio biologico dell’uomo. In questo caso la fototerapia viene chiamata anche terapia della luce, Light therapy e Cronoterapia.
In Psicologia, la fototerapia si riferisce all’utilizzo sistematico che un terapeuta debitamente istruito fa del materiale fotografico, all’interno del setting terapeutico, con la finalità di facilitare la crescita e cambiamenti positivi nei pensieri e sentimenti dei pazienti (Douglas Stewart, David Krauss)
In contesti riabilitativi, educativi, pedagogici, formativi, espressivi, della comunicazione e dei linguaggi non verbali, delle terapie espressive, dell’animazione, della mediazione, quando le attività non sono condotte da un terapeuta, non si dovrebbe chiamare fototerapia. In questi casi è stato proposto, tra tanti altri, il termine “Fotografia Terapeutica” (Judy Weiser).
Non sono molto convinto che questa distinzione sia opportuna.. La qualifica professionale di origine del conduttore o l’ambiente all’interno del quale un’attività o un progetto si realizza non sono sufficienti per definire una metodologia, una tecnica o una potenziale disciplina. Così facendo si corre il rischio di attribuire nomi diversi ad attività molto simili o, dall’altra parte, di chiamare con lo stesso nome attività molto diverse. La formazione di base di uno psicoterapeuta, uno psicologo, un formatore, un educatore, un pedagogo, un animatore, un assistente sociale, un arte terapeuta o di un mediatore culturale non fornisce automaticamente alla figura professionale la competenza per attuare un intervento di fototerapia. D’altra parte, tutte queste figure possono servirsi dei materiali fotografici all’interno dei loro ruoli professionali senza che i loro interventi si caratterizzino necessariamente come fototerapeutici. Sono del parere che per poter progettare ed attuare un intervento di fototerapia sia necessaria una formazione specifica che fornisca gli strumenti concettuali e pratici specifici che vanno oltre alla formazione di provenienza di una nuova figura professionale: il fototerapeuta.
Sono convinto che la fototerapia potrebbe diventare una disciplina autonoma, come accade nel caso della musicoterapia e della psicomotricità.
All’interno della musicoterapia, per esempio, ci sono tante scuole, con riferimenti teorici e metodologici molto differenziati tra di loro che si collocano in punti diversi in un continuum che va dalle proposte che enfatizzano l’aspetto creativo, espressivo musicale ad altri approcci più psicologici, terapeutici e riflessivi. Nonostante le differenze esistenti tra i vari metodi, rientrano tutti all’interno di una disciplina chiamata musicoterapia. In questo senso sarebbe forse più appropriato parlare di MusicoterapiE piuttosto che di MusicoterapiA.
Credo che lo stesso principio possa essere applicato alla fototerapia, o meglio, alle FototerapiE.
Prima di cercare una definizione di fototerapia che descriva il nostro metodo di intervento, sarebbe necessario compiere due operazioni preliminare. La prima è quella di concettualizzare la Fotografia attribuendo un significato preciso all'interno del contesto teorico al quale facciamo riferimento. La fotografia è un sistema e come tale opera una semplificazione della complessità del reale. Dunque possiamo dire che la fotografia è un sistema di rappresentazione visiva della realtà. La peculiarità di questa rappresentazione è che l'immagine viene catturata per mezzo di uno strumento: la macchina fotografica. La seconda operazione preliminare sarebbe quella di spostare l'enfasi dall'immagine fotografica all'agire fotografico.
A questo punto proporrei una definizione di fototerapia tra le tante forme di fototerapie possibili.
La Fototerapia è una disciplina che consiste nell’utilizzo consapevole dell’Agire Fotografico con finalità formative, terapeutiche o riabilitative, applicato a se stessi o agli altri.
L’Agire Fotografico è l’insieme di azioni, attive e passive, in cui sono coinvolti i diversi soggetti che prendono parte ai momenti di produzione e di fruizione dell’immagine fotografica, come pure le relazioni che si vengono a creare tra i numerosi elementi che costituiscono questo processo.
I soggetti dell’Agire Fotografico sono le persone che fotografano, che sono fotografate, che partecipano alla costruzione della scena, che osservano sia lo scatto che l’immagine fotografica, che manipolano, propongono o che commentano una fotografia.
Gli elementi dell’Agire Fotografico possono essere:
- concettuali-situazionali: il tempo, lo spazio, il momento, la situazione, l’ambiente, il mondo esteriore, il mondo interiore;
- strumentali-materiali: la macchina fotografica, il rullino, la scheda di memoria, l’ingranditore, il computer, i software, la carta, l’album;
- emozionali: i sentimenti, le sensazioni, le emozioni, le idee, i pensieri, i ricordi;
- prodotti del processo: la stampa, la presentazione, il collage, l’organizzazione dell’album, i racconti e l’abbinamento ad altre forme espressive.
La fototerapia così concepita si inserisce sia nell’ambito della comunicazione e dei linguaggi non verbali che nell’ambito delle terapie espressive.
Questo modello fa riferimento ai concetti di formazione e di autoformazione, di multimedialità, ai modelli della musicoterapia, della psicomotricità e della performance, all’esercizio dell’autoconsapevolezza, dell’autobiografia, dell’autopesis, della scrittura creativa, esplorando le loro dimensioni individuali, di gruppo e storico-sociali.
Questa proposta metodologica è il risultato dell'incontro di una prassi individuale pluriennale dell'utilizzo della fotografia in contesti della salute mentale e dell'anzianità da una parte, con il lavoro di ricerca, di riflessione teorica su questa prassi e del suo approfondimento e ampliamento realizzati in ambito accademico all'interno del Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali dell'Università Ca' Foscari di Venezia.

Sono molto evidenti i contributi teorici del lavoro sull'agire comunicativo di Ivana Padoan nella chiave di lettura proposta dal Professor Umberto Margiotta. Sono presenti anche i contributi dai docenti del Master in generale e in particolar modo di Umberto Galimberti, Lino Vianello, Mario Paolini, Ezio Donato, Paolo Puppa, Sonia Compostella, Fiorino Tessaro, Alberto Caneva, Lucio Cortella, Marinella Sclavi. I riferimenti teorici dominanti sono quelli di Schön, Bateson, Mezirow, Knowles, Dewey, Demetrio, Donata Fabbri, Laura Formenti, Wim Wenders, Claudio Marra.

Per questa ragione ritengo che sarebbe opportuno individuare un termine per denominare questo modello metodologico, come succede per esempio con la parola “Fotolinguaggio” che designa uno specifico metodo psicodinamico di mediazione nei gruppi. Visto che il nostro modello si basa sul concetto dell’agire fotografico, potrebbe chiamarsi “FotoAzione” (dunque metodo FotoAttivo), oppure FotoComunicazione (metodo Fotocomunicativo) o ancora Fotorelazione (metodo Fotorelazionale). Forse si potrebbe trovare un’altra alternativa lessicale che fosse più azzeccata.
La Professoressa Ivana Padoan ha proposto che cogliessimo l’occasione del nostro incontro a Venezia anche per trovare un nome per il nostro metodo fototerapeutico. Cominciate a pensarci.
A proposito, il 22 Maggio del 1856 lo psichiatra e fotografo Hugh Welch Diamond presentò alla Royal Society of Medicine, a Londra, una relazione sulle potenzialità della fotografia come strumento terapeutico. Si tratta del primo documento di un intervento fototerapeutico ante litteram. Chi sa se circa 155 anni più tarde un altro passo importante non sia compiuto verso la creazione di una disciplina autonoma chiamata...
A voi, del Laboratorio di Fototerapia “Immagini per Raccontarsi”, la parola...
Ayres Marques Pinto

lunedì 10 maggio 2010

Nostro Viaggio verso Itaca


Disegno di Newton Navarro

Sorprendente la capacità generativa e il fascino che il racconto dell'Odissea conserva ancora oggi. Costruire la narrativa della propria vita come un lungo viaggio di ritorno ad Itaca ci permette di riconoscere il carattere epico delle nostre peripezie esistenziali. Molto originale il modo come Angelopoulos ha tessuto la storia delLo Sguardo di Ulisse. Il cineasta inserisce l'avventura della esplorazione di sé del protagonista all'interno di una duplice cornice: quella mitologica dei "passati" e quella sociale del suo presente storico.
In fondo, è proprio questa l'idea che la Professoressa Padoan aveva in mente quando mi ha indicato i concetti di base della struttura di questo nostro laboratorio.
Ossia, raccogliere e organizzare la produzione narrativa multimediale dei partecipanti del gruppo e correlare le varie modalità di narrazione, cercando una sintesi personale, corale e sociale. Tutto questo all'insegna del gioco.
Carissimi compagni di gioco e di avventura, auguro a tutti voi un buon proseguimento di viaggio. E a chi ancora non lo ha fatto, esorto a salpare dal suo porto-sicuro e, a bordo della propria zattera, navigare verso il grande mare aperto della condivisione.
Vi saluto con le parole del poeta Kostantin Kavafis

Itaca

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne' nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d'ogni sorta; piu' profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos'altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
gia` tu avrai capito cio` che Itaca vuole significare.

martedì 4 maggio 2010

FotoBiografia - Ayres


Andare dal fotografo era la peggior tortura che mi potesse capitare. Che noia mortale, che spreco di tempo! Quelle sezioni interminabili. Odiavo essere fotografato.
Fotografare invece mi è sempre piaciuto. Da bambino, per gioco, per divertimento. Da giovane, per desiderio di comunicare, di dire ciò che le parole preferivano tacere. Da vecchio, per piacere, per lavoro, per testardaggine...
In tutti i traslochi che ho fatto nella vita, non mi sono mai portato dietro le foto dalla mia infanzia. Quando nel 2006, mentre frequentavo il Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali a Venezia, mi è venuto il desiderio di fare la mia FotoBiografia, ho dovuto rivolgermi a mia sorella più grande, Nenê, e a mio fratello immediatamente più piccolo, Adolpho. Grazie a loro due e ad internet sto riuscendo, lentamente recuperare le immagini del mio passato. Da alcuni anni sono diventato fotografo di me stesso e ho sviluppato una grande tenerezza verso i fotografi in generale e in particolare verso quelli che mi hanno fotografato da piccolo. Intanto, credo che non potrei mai fare il fotografo per professione. In fondo la fotografia non mi interessa. Ciò che conta per me è la relazione tra il fotografo e il fotografato e tra il fotografo e se stesso.

giovedì 29 aprile 2010

Benvenuti!


Benvenuti al
Laboratorio di Fototerapia
“Immagini per Raccontarsi”

È con molto piacere che vi presento una proposta di itinerario fototerapeutico da percorrere insieme a partire da oggi fino al 24 Giugno 2010, quando ci incontreremo al Teatro Giovanni Poli a Venezia.
Sono tante le ragioni di questo mio entusiasmo verso questa avventura che, in un certo modo, rappresenta la coronazione di 10 anni di ricerca su qualcosa che ha tanti nomi: Fototerapia, Foto-Terapia, Fotografia Terapeutica, Photo-Therapy... ma che fino ai nostri giorni, sorprendentemente, non si è costituita come disciplina autonoma. Lungo il mio percorso accidentato di ricerca libera e appassionata su questa tematica mi sono trovato nel 2006 a Venezia come allievo del Master in Comunicazione e Linguaggi non Verbali della Ca’ Foscari. Non ho trovato nel Master le risposte che cercavo. Al contrario, mi sono state proposte altre domande che, stranamente, io non mi ero mai posto. La non-tesi che ho difeso alla fine del corso racconta questa mia traversia formativa. Questa esperienza (tras)formativa ha cambiato non solo il corso della mia indagine ma anche il rapporto che io avevo instaurato con essa. Questo è avvenuto grazie non soltanto ai maestri che ho incontrato, come la Padoan, Galimberti, Margiotta, Cortella, Tessaro, Vianello, Paolini, Donato, Puppa e tutti gli altri docenti, ma soprattutto grazie al vissuto condiviso con i miei compagni di corso.
Potete allora immaginare quale sfida e quale privilegio questo laboratorio rappresenta per me. Avere la possibilità di confrontarmi ancora una volta con i nuovi allievi di questo Master singolare, di poter incontrare alcuni vecchi maestri di studio e di vita e tutto questo a Venezia, città che insieme a Berlino, Natal e Cambridge considero casa mia, è veramente eccezionale!
Vorrei perciò ringraziare chi ha avuto il coraggio di invitarmi a condurre questo workshop e salutare con molto affetto tutte le persone che hanno voluto partecipare a questo esperimento e che dunque si sono rese disponibili a giocare e allo stesso tempo a mettersi in gioco.
Insisto nel dire che si tratta soltanto di una proposta che prenderà forma strada facendo, come risultato del contributo che ognuno di noi porterà alla realizzazione di questo progetto.
Visto che tutta la fase di preparazione del nostro lavoro sarà svolto online, ho pensato di mettere a nostra disposizione una serie di canali di informazione e di comunicazione. Forse questo espediente può rivelarsi dispersivo, ma ha il vantaggio di offrire ad ognuno la possibilità di utilizzare gli strumenti che gli siano più congeniali. Propongo di segnalarmi ogni volta che utilizzate uno degli strumenti sotto elencati, attraverso l’indirizzo mail:
immaginiperraccontarsi@gmail.com
oppure
ayresmarques@gmail.com
Oltre alla vecchia buona e-mail, abbiamo anche un sito molto semplice che servirà da contenitore delle informazioni e dei link ad altri strumenti. Sul sito Immagini per Raccontarsi il cui indirizzo è:
https://sites.google.com/site/immaginiperraccontarsi
dove troverete la proposta di programma del seminario, informazioni sulla fototerapia, la mia non-tesi per il Master, racconto della mia “scoperta” della fototerapia, schema dell’agire fotografico, libricino sulla fototerapia applicata agli anziani e ai ragazzi della scuola media, links utili, e tante altre cose...
Abbiamo anche un blog il cui indirizzo è: www.immaginiperraccontarsi.blogspot.com
Per chi preferisce utilizzare un social network, abbiamo il gruppo Immagini per Raccontarsi su Facebook.
Abbiamo anche il gruppo fotografico “Immagini per Raccontarsi” su Flickr, molto semplice da gestire per chi ha un account Yahoo. L’indirizzo è: http://www.flickr.com/groups/1392386@N20/
Io vi consiglierei vivamente di aprire un account Google (GMAIL) che vi permetterà di usufruire di tanti strumenti che ci possono essere molto utili come Picasa, Google Talk, Google Docs, Blogger, Google Maps, Youtube, ecc.
Per adesso vi saluto e aspetto con allegria il momento di conoscervi meglio.
Che ne dite di presentarvi al gruppo? Potete utilizzare il profilo di Yahoo, Google, Virgilio o qualsiasi altro strumento che abbia un link da condividere. Altrimenti anche una breve mail può andare bene. Raccontate qualcosa di voi. Certo, qualcosa che sarà poi letta da tutti...
Un forte abbraccio
Ayres